081-2395261
081-5935042
Provenienza: Napoli, collezione privata
Finarte, Napoli, 9/XI/1999, lotto 498 (attribuito ad Agostino Beltrano, considerato "Scena di martirio").
Il dipinto mostra la fase finale del martirio di Sant'Agata. La santa catanese, dopo aver subito la mutilazione dei seni miracolosamente risanata da una visita di San Pietro in carcere, viene messa sui carboni ardenti. A terra sono le tenaglie con cui Agata aveva subito il supplizio della mutilazione e la testa staccata dal busto di Ercole nella nicchia a sinistra sullo sfondo, simbolo del rifiuto della santa di adorare gli dei pagani. Il cielo in tempesta, oscurato da nuvole brune, allude probabilmente alla eruzione dell'Etna che si sarebbe verificata nell'anniversario della morte della santa. Il presente dipinto, attribuito ad Agostino Beltrano al momento del passaggio in asta nel 1999, è stato poi confrontato con il "Martirio di San Sebastiano" attribuito allo stesso pittore e offerto a Milano, Porro & C., 23/XI/2010, lotto 229 (cm 138 x 184; cf. A. Della Ragione, Pacecco De Rosa. Opera completa, Napoli, 2005, pp. 59-60). In entrambi i dipinti appare la stessa coppia di angioletti con i simboli del martirio, e anche se il formato delle figure e il taglio compositivo sono diversi, essi sono della stessa mano. Nelle due opere è evidente il rapporto con le opere di Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro; in quella qui in discussione, pur nella diversa focale della composizione - basata su un punto di vista della scena molto più ravvicinato - anche la tavolozza fatta di accesi contrasti cromatici e i tipi fisici popolareschi, in alcuni casi ai limiti del grottesco, non si collegano ai modi di Beltrano - che è un dignitoso allievo di Massimo Stanzione - bensì a quelli di Gargiulo, di Aniello Falcone (il gruppo di soldati a sinistra) e anche - più genericamente - di Bernardo Cavallino (il volto della santa; il giovane mendicante chino alla estrema sinistra). Ad avviso di chi scrive il confronto dirimente per una attribuzione credibile è con unopera giovanile di Salvator Rosa resa nota di recente, il "Martirio di San Sebastiano" siglato, ad Avellino, Banca della Campania (cf. R. Lattuada, Opere inedite o poco note di Salvator Rosa, in Scritti in onore di Marina Causa Picone, Napoli, 2011, pp. 303-320, in part. pp. 308-313). Nel quadro ad Avellino la folla delle figure di sfondo, trattata in modo molto simile a quello del presente dipinto, mostra l'identico legame con il modo di eseguire le figure piccole tipico di Gargiulo; la figura dell'aguzzino di spalle in primo piano, il cui corpo è come compresso dalla visione leggermente rialzata (fig. 1), è un equivalente visto di schiena di quella dellaguzzino nel presente dipinto, raffigurata secondo le stesse modalità. Gli stessi confronti tra il quadro di Avellino e quello già presso Porro & C. rendono plausibile che le tre opere - inclusa quindi quella qui in discussione - siano nate nel corso della breve fase napoletana di Salvator Rosa, quando il pittore, legato da un rapporto di comunanza ma anche di rivalità con Gargiulo, cercava una strada propria nel complesso panorama artistico napoletano. Un'ipotesi di datazione coerente con le considerazioni qui offerte è dunque tra il 1635 e il 1639-40, quando Rosa sposterà sempre più stabilmente la sua attività a Roma, abbandonando anche in modo pressoché definitivo i modi della sua formazione napoletana, specialmente nel campo dei dipinti di storia.
Riccardo Lattuada
* La Prof.ssa Caterina Volpi, avendo visto il dipinto con il catalogo già in corso di stampa, ci ha comunicato l'intenzione di inserirlo nella monografia su Salvator Rosa in corso di pubblicazione